Monsignor Rigon: l’omosessualità una malattia da prendere per tempo

Niente da fare, ci risiamo. Pare proprio che la Chiesa Cattolica italiana non si stia facendo alcun passo avanti sull’accettazione dell’omosessualità come un fatto naturale e non una devianza, o una malattia da sconfiggere. Ecco ad esempio cosa si è permesso di dire Paolo Rigon, vicario giudiziale,  nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Ligure, alla presenza di Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, e presidente della Cei.

“Il problema dell’omosessualità è indotto perché non si nasce omosessuali: la nascita dell’omosessuale, nel senso di disfunzione ormonale o fisica, è rarissima”. “Bisogna dunque prenderla dall’inizio, perché se presa dall’inizio, attraverso la psicoterapia, si può superare”. “Se la psicoterapia viene affrontata nella prima adolescenza, se il problema si pone, è un problema che si risolve”,  mentre “quando purtroppo l’omosessualità è incancrenita – ha concluso – è difficile”.

A noi sa tanto che di incacrenito qui ci sia qualcos’altro. A tale proposito è ben ascoltare il parere di un esperto, Renzo Zambello, psicoterapeuta, che in questa intervista ci parla dell’omosessualità e dell’impossibilità per la psicoterapia di fornire una cura a ciò che non è e non deve essere considerata una patologia.

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