30 anni fa l’Italia sceglieva la legge 194

194

Sono passati 30 anni da quando, il 17 maggio 1981, l’Italia si trovò a decidere sul futuro della legge 194, approvata solo 3 anni prima. 30 anni dopo quali sono i risultati a cui siamo arrivati?

La risposta degli italiani al referendum abrogativo della 194 fu chiara: la legge che legalizzava l’aborto in Italia andava bene così e per nessuna ragione doveva essere abrogata.30 anni dopo quali sono i risultati a cui siamo arrivati?
Oggi l’Italia è il paese dove si praticano meno aborti al mondo!

  • 8,3 interruzioni di gravidanza ogni mille donne
  • diminuzione degli aborti del 50,2% dal 1982 al 2009 (da 231.008 a 116.933).
  • aborti da parte di minorenni: 4,8 per mille, il tasso inferiore d’Europa

Nota negativa solo per quanto riguarda le donne immigrate, che da sole rappresentano il 33% di tutte le interruzioni di gravidanza in Italia. E tra le donne straniere si sta diffondendo a macchia d’olio l’aborto clandestino. La ginecologa romana Anna Pompili spiega a Repubblica che “Tranne le ragazze dell’Est, tutte le altre, cinesi, nigeriane, ecuadoregne, per paura, perché non sono in regola, abortiscono da sole, comprando illegalmente un farmaco per l’ulcera a base di prostaglandine, con gravissimi rischi”.

E cosa succedeva prima della 194?

Gli aborti si facevano, moltissimi. La contraccezione non c’era e se c’era era costosa e comunque moralmente non accettata. Così le donne finivano per rimanere incinte ed abortire continuamente, fino alla fine dell’età fertile. “Le statistiche indicavano in media 50 gravidanze interrotte artificialmente su 100 concepimenti effettivi” dice lo storico Giambattista Scirè.
“Le donne si presentavano dopo la mezzanotte, uscivano di casa con il buio, quando nessuno poteva vederle: arrivavano in ospedale con ferite gravissime, lacerazioni, emorragie, infezioni, accadeva ogni sera, ormai eravamo preparati: quelle donne, a volte quelle ragazzine, erano le reduci di aborti clandestini avvenuti chissà dove e con chissà quali mezzi, facevamo il possibile per aiutarle, alcune si salvavano ma altre morivano, e molte restavano lesionate per sempre” ricorda così l’Italia degli anni ’70 il ginecologo Carlo Flamigni a Repubblica.

A guadagnarci erano solo gli speculatori: mammane e medici disposti a praticare gli aborti nell’illegalità, ma soprattutto a caro prezzo. Li chiamavano i “cucchiai d’oro”. Se non avevano abbastanza soldi per rivolgersi ai loro servizi, le donne facevano da sole, con attrezzi appuntiti, come i ferri per le calze.

 “Ho fatto 37 aborti nella mia vita” racconta una casalinga di 42 anni nel saggio di Lorenza Perini “Storie di donne e di aborti clandestini prima della legge 194”. “Forse sarà una cosa atroce e disumana per altri,” continua la donna “ma non avrei potuto mantenere più dei due figli vivi che ho… Alla fine mi sono comprata una sonda e lo facevo da sola…”.

Quale il futuro della 194 in Italia?
Dobbiamo tenere gli occhi aperti. Come spiega Flamigni “Mai una legge è stata tanto efficace quanto la 194. Ma adesso si cerca in tutti modi di rendere difficile il percorso delle donne. Quanti veri casi di coscienza ci sono in quegli ospedali dove ginecologi, anestesisti, paramedici sono tutti, dico tutti obiettori? Così l’arrivo del Movimento per la Vita nei consultori. Non ho mai visto una donna rinunciare alla propria decisione perché qualcuno cercava di dissuaderla. Ma l’ho vista soffrire molto di più. E abbandonare le strutture pubbliche per abortire, illegalmente, là dove nessuno poteva giudicarla“.
Nulla è garantito” avverte Emma Bonino “guardate la legge 40, la battaglia contro la Ru486. Per fortuna mi sembra che ci sia un ritorno di vitalità femminile, che di nuovo farà da argine all’attacco contro i diritti e il corpo delle donne“.

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