Sesso durante il ciclo? Tutto ciò che c’è da sapere

sesso e mestruazioni

Il sesso durante il ciclo mestruale rappresenta un tabù per molti, viene considerato un problema per i rapporti di coppia ed è oggetto di molte discussioni. In generale avere rapporti sessuali durante il ciclo mestruale è considerato un comportamento da evitare. Circolano tanti falsi miti e idee sbagliate su questo argomento. Per alcune culture è considerato addirittura come una pratica ‘impura’. Molte donne si vergognano, altre sono addirittura schifate all’idea di avere dei rapporti nei “giorni rossi”. Anche certi uomini non si sentono a proprio agio all’idea di entrare a contatto con il sangue mestruale, che da molto è considerate ‘sporco’. Ma in realtà che cosa comporta fare sesso durante il ciclo?

Quante volte avrete sentito dire che il sesso durante il ciclo fa male alla donna? Oppure ancora che si rischia di avere problemi fisici o di alterare in qualche modo il decorso del ciclo mestruale? Quanti/e di voi avranno sentito dire che facendo sesso durante il ciclo non si rimane incinte?

Tutte bufale! Prima di tutto chiariamo subito che da un punto di vista medico non ci sono particolari controindicazioni che impediscano o sconsiglino di avere dei rapporti sessuali nei giorni delle mestruazioni. Non vi è alcun pericolo per la salute. Il ciclo non viene alterato, non si prova più dolore e non ci sono delle conseguenze a livello fisico. Invece, sul fatto che non si possa rimanere incinte nei giorni delle mestruazioni bisogna fare un appunto. E’ vero che in quei giorni si è meno fertili e quindi le possibilità di concepimento sono molto ridotte, questo non significa però che non ci sia alcun rischio di gravidanza. Una donna è sempre fertile nell’arco dei 28 giorni di tutto il ciclo mestruale, ciò che cambia è la probabilità con cui può essere fecondata. Quindi non bisogna pensare che il sesso durante il ciclo abbia effetto contraccettivo…Se non si assume la pillola anticoncezionale, non si utilizza il profilattico o un altro metodo contraccettivo il rischio di gravidanza indesiderata – seppur basso – c’è eccome. Quindi fate attenzione!

Fare sesso durante il ciclo è soltanto una questione di scelta. Quando una coppia raggiunge un certo livello di intimità per cui supera l’eventuale imbarazzo e il blocco dovuto a strane credenze non c’è nulla che vi impedisca di lasciarvi andare alla passione anche nei giorni col bollino rosso.  Sconfitto il senso di disgusto e repulsione che molti provano nei confronti delle secrezioni vaginali di quei giorni si può dare il via libera al desiderio e al piacere se lo si vuole. L’importante è che sia una cosa voluta da entrambe i partner. Le forzature non aiutano ma anzi inibiscono, quindi ricordate che dev’essere una cosa che desiderate insieme. Il sesso si fa in due, sempre! Sia nei giorni rossi che in tutti gli altri giorni del mese.

Dal punto di vista negativo girano molte voci sul sesso durante il ciclo, ma che dire degli aspetti positivi? Non tutti sanno che, in base ad alcuni studi scientifici, i rapporti sessuali e la masturbazione nei giorni del ciclo possono essere ancora più appaganti. Molte donne riescono a raggiungere più facilmente l’orgasmo durante il ciclo perché la vagina è maggiormente lubrificata. Inoltre ci sarebbero anche dei benefici relativi al dolore mestruale che derivano dal fatto che le contrazioni uterine riducono l’intensità dei crampi addominali dovuti al ciclo.mestruazioni

Insomma fare sesso durante il ciclo non è affatto vietato, ne tanto meno ‘sporco’ o pericoloso. Se si è in due a volerlo può essere il raggiungimento di un livello superiore di intimità e può regalare delle sensazioni nuove. Con le giuste accortezze potrete fare l’amore anche nei giorni più rossi del mese. Prima di tutto considerate le condizioni igieniche, fatelo in un posto pulito e prendete le giuste precauzioni per non sporcare in giro lasciando le tracce del vostro amore rosso. Ricordate poi che il sangue mestruale è portatore di batteri tanto quanto i liquidi vaginali, o anche di più. Perciò le possibilità di contrarre malattie e infezioni sessualmente trasmissibili sono alte e bisogna proteggersi. Usare il preservativo è buona norma anche durante il ciclo.

Inoltre non sentitevi mai troppo al sicuro dal rischio di gravidanza. Rimanere incinte a durante i giorni del ciclo è possibile! Questo perché gli spermatozoi possono vivere fino a 5-7 giorni dopo il rapporto sessuale all’interno dell’utero. Quindi se la donna ovula in anticipo lo sperma depositatosi nella vagina nei giorni delle mestruazioni potrebbe essere in grado di fecondare l’ovulo. Quindi se volete evitare un pancione a sorpresa utilizzate sempre un contraccettivo!

Come ultimo consiglio non dimenticate mai di rimuovere i tamponi prima di avere un rapporto sessuale. Anche se prese dalla passione le signorine si devono ricordare di liberare la vagina dai tamponi in modo tale che questi non vengano spinti in fondo e magari dimenticati…

L’amore non ha limiti ne barriere! Non sarà di certo un po’ di sangue a fermare la passione…

Preservativi

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Desiderio o Dipendenza?

Cosa hanno in comune David Duchovny, Michael Douglas, Sharon Stone e Mickey Rourke? Sì, sono tutti famosi attori americani e poi? Non vi viene in mente nient’altro? Ve lo dico io: sono tra quei pochi personaggi che hanno ammesso di soffrire di una particolare patologia… un po’ piccante… avete capito? Ebbene sì soffrono di dipendenza dal sesso. Non ridete! C’è poco da scherzare…

In America esistono delle associazioni molto serie simili a quelle degli alcolisti anonimi, si chiamano Sex Addicts Anonymous. In Italia ancora non ci sono, per il momento chi pensa di soffrire di questo problema può rivolgersi ad uno psichiatra. Sì, perché la dipendenza sessuale è da considerarsi un serio disturbo psichico.

Lo dimostra un nuovo studio che arriva dalla University of California di Los Angeles, la Ucla. Ha condotto lo studio Rory Reid, docente di psichiatria presso il Semel Institute of Neuroscience and Human Behavior della Ucla, riunendo un team di esperti: psichiatri, psicologi, terapisti di coppia ed assistenti sociali. I migliori specialisti in circolazione per cercare di capire maggiormente questo problema che solo in Italia interessa circa il 6% degli uomini e il 3% delle donne. I risultati dello studio, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, dimostrano che l’ipersessualità, termine tecnico per indicare la dipendenza sessuale, è un vero e proprio disturbo mentale e, in quanto tale, va diagnosticato e trattato in modo opportuno.

I ricercatori hanno esaminato oltre 200 pazienti che risiedevano in cliniche di salute mentale in cura per la dipendenza dal sesso o da altre condizioni. Dai dati dello studio è emerso che il 17%, almeno una volta, ha perso il lavoro a causa del problema, il 39% ha visto la propria relazione rompersi, il 28% ha messo a rischio la propria salute contraendo una MST, malattia sessualmente trasmissibile, e il 78% ha riportato conseguenze negative nel piacere della vita sessuale. In totale, quasi il 90% dei pazienti presentava questo problema collegato a disturbi emozionali, impulsività e incapacità di gestire lo stress.

Per quanto riguarda l’età del disturbo, più della metà, il 54%, afferma di essere consapevole della propria dipendenza dal sesso fin dagli anni dell’adolescenza. Per il 30% dei pazienti intervistati, invece, l’età aumenta e, in genere, la fascia è dai 19 ai 25 anni. Considerata la giovane età, gli studiosi in futuro si concentreranno nella ricerca per sviluppare tecniche di prevenzione per coloro che sono a rischio.

Probabilmente l’ipersessualità entrerà a far parte del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder, DSM, in cui sono già incluse dipendenze come quella dalla droga, dall’alcol e dalla nicotina. Gli esperti parlano di dipendenza ‘senza sostanza’ simile a quella del gioco d’azzardo o dello shopping compulsivo. Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, afferma: “È una sorta di bulimia sessuale senza controllo perché vengono attivate le stesse aree del cervello”.

Lo psicologo Sameer Parikh definisce la dipendenza sessuale come: “Una situazione in cui fare sesso è vista come l’unica priorità di una persona, spingendola a trascurare tutti gli altri aspetti importanti della vita, come il lavoro, il sonno e la vita sociale. La dipendenza e la compulsività verso il sesso include qualsiasi comportamento sessuale attuato in modo ossessivo, incontrollato e irrazionale, al punto da diventare auto-distruttivo”.

In Italia è stata condotta una ricerca dai sessuologi dell’Istituto Italiano per lo Studio delle Psicoterapie che rivela come circa il 6% degli italiani, con un età che varia dai 20 ai 45 anni, presenta una dipendenza sessuale. La maggior parte di questi soggetti sono di sesso maschile, ha una relazione stabile, è laureato e anche economicamente benestante. È una patologia legata al benessere sociale, le relazioni sociali di questi soggetti sono poche e superficiali per il timore della vicinanza. Spesso, chi soffre di questo disturbo, può manifestare aggressività verso il coniuge o i figli.

Il fenomeno della dipendenza dal sesso sta crescendo vertiginosamente anche a causa della massiccia diffusione della pornografia online e del cyber sex che si diffonde sempre di più tra gli adolescenti. Lo psichiatra dichiara: “Sono due i comportamenti estremi: quello di chi abbraccia l’anoressia sessuale astenendosi del tutto da ogni attività legata al sesso e, all’opposto, coloro che non riescono a controllare l’impulso sessuale che è, però, del tutto scevro da emozioni e sentimenti”.

Mencacci aggiunge: “Come tutte le nuove patologie, la sex addiction sta a cavallo tra le dipendenze e i disturbi ossessivo-compulsivi. Ora questo studio rappresenta una prova importante che si tratta di un disturbo mentale vero e proprio e che prima o poi rientrerà, come le altre nuove dipendenze, nel DSM”.

 

Sintomi

I comportamenti che caratterizzano una dipendenza dal sesso possono essere vari. Tra i maggiori:

  • Masturbazione
  • Rapporti sessuali con sconosciuti e prostitute
  • Esibizionismo
  • Voyeurismo
  • Fantasie erotiche e sessuali ossessive
  • Pratiche di tipo sadomasochistico
  • Ore e ore trascorse alla ricerca di sesso virtuale
  • Utilizzo di servizi erotici sia telefonici e sia online
  • Uso eccessivo di materiale pornografico
  • Desiderio sessuale anche se depressi

Mencacci spiega che in questi casi il sesso diventa una vera e propria ossessione che controlla ogni aspetto della propria vita creando una sensazione di impotenza generale e incapacità di cambiare o smettere di pensare al sesso in modo continuato. Mencacci conclude: “A seconda della gravità del problema e delle possibili cause si ricorre alla terapia cognitivo-comportamentale e talvolta alla terapia farmacologica con stabilizzatori dell’umore o anti-depressivi”.

A differenza di una terapia contro la dipendenza da sostanze stupefacenti, in questo caso lo scopo non è l’astinenza ma una sessualità sana ed equilibrata attraverso l’individuazione delle ragioni che hanno causato il problema. Alcuni programmi includono l’astinenza sessuale completa per un lungo periodo di tempo che può variare da uno a tre mesi in base alla gravità della dipendenza. Per far sì che la cura sia efficace sono invitati a partecipare anche i partner.

Conseguenze

Le conseguenze causate dalla dipendenza sessuale possono essere varie. Indubbiamente un forte stress fisico e psicologico e il deterioramente dei rapporti sociali. Inoltre possono presentarsi: un’alterazione del sonno, apatia, diminuzione della memoria a breve termine e di sintesi, abbassamento della concentrazione, dell’intuito e della creatività, tristezza, malinconia, svalutazioen di sé, incapacità di innamorarsi.

È importante non fare confusione tra una vera dipendenza sessuale e semplicemente un desiderio un po’ più accentuato, in rete ci sono diversi test che vi aiuteranno a capire se è il caso di preoccuparsi o meno. Il test più attendibile è quello sviluppato dal Dott. Carnes, autore di diverse pubblicazioni e direttore del Sexual Disorder Service all’Istituto Meadows in Arizona, America. Il test si chiama SAST, Sexual Addiction Screening Test.

Dolcetto o Scherzetto?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente dichiarato che sono circa 330 milioni le persone che ogni anno, in tutto il mondo, contraggono una malattia sessualmente trasmissibile: tricomoniasi, clamidia, gonorrea, herpes genitale e sifilide, giusto per citarne alcune. La clamidia è una delle più pericolose prima di tutto perché è asintomatica, quindi si può scoprire di averla solo a seguito di una visita ginecologica, e poi perché, se non viene curata in tempo, questa infezione può risultare molto fastidiosa e, in casi estremi, causare infertilità o complicazioni durante il parto alle donne che riescono a concepire.

La SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, ha condotto un sondaggio su circa mille ragazzi italiani. Dalla ricerca è emerso che il 71% dei giovani sottovaluta il rischio delle MST. In genere, in Italia, è difficile fare una stima dei numeri sulla diffusione di queste malattie in quanto il Ministero della Salute limita le informazioni disponibili alla sifilide e alla gonorrea, escludendo tutte le altre.

La gonorrea, ad esempio, sembrava un brutto ricordo degli anni ’80, e invece è tornata ad infettare i giovani di questa generazione: dal duemila si è registrato un aumento di circa il 33% tra i contagi. Alcuni sintomi della gonorrea sono l’uretrite, i dolori pelvici, una minzione dolorosa, delle perdite biancastre nelle donne, fastidiosi pruriti nella regione anale; in caso di trasmissione madre-figlio, i neonati possono soffrire di congiuntivite.

In Inghilterra la gonorrea è aumentata del 25% soltanto nell’ultimo anno ed è la seconda malattia sessualmente trasmessa più diffusa in Gran Bretagna dopo la clamidia. La dottoressa Gwenda Hughes, a capo del reparto di sorveglianza delle MST dell’Agenzia per la Protezione della Salute nel Regno Unito, ha dichiarato: “I dati in nostro possesso dimostrano come sia necessario fare di più per incoraggiare un comportamento sessuale sicuro attraverso la promozione della salute e garantendo un facile accesso ai servizi sanitari”.

Proprio per questo motivo, ad una delle protagoniste più apprezzate della blogosfera, oltre che presentatrice tv, è venuta un’idea. Jenni Powell, la blogger inglese conosciuta con il nome di “Miss Cakehead” ha messo un po’ di ingredienti saporiti in un unico pentolone: l’amore per i party, in questo caso Halloween, il desiderio per i dolci, i cupcakes, molto popolari in Inghilterra, e la passione per… l’amore sicuro!

I ‘lovely’ cupcakes saranno venduti in un’unica confezione dal titolo “STD symptom awareness cupcake box” al St. Barth’s Museum di Londra. Lo scopo di questi dolcetti è quello di sensibilizzare i giovani sui rischi del sesso non protetto. Cicatrici infiammate, pustole infette e virus impazziti! Sopra ai cupcakes a forma di glande e monte di Venere c’è spazio per tutti: gonorrea, herpes, sifilide…  questa volta sono di zucchero e magari anche buoni, ma nella realtà non lo sono per niente! Che dite: riusciranno a spaventare abbastanza i giovani in modo da indurli ad usare il preservativo?

E voi, avete davvero voglia di scherzare?

La storia del vibratore

Oggi pensavo di dedicare un post ai sex toys, facendo alcune ricerche sui modelli più nuovi mi sono imbattuta in una storia molto curiosa. Qualcuno di voi ha visto per caso il film inglese Hysteria? È uscito circa un anno fa e racconta di un’epoca passata, non tanto lontana, in cui le donne non potevano votare ma potevano andare dal medico per una sana dose di masturbazione… non ci credete? È proprio vero! E così ho cambiato idea, ho deciso di dedicare questo post alla storia del vibratore: come nasce, come si evolve e come arriva ai giorni nostri…

Il vibratore è stato inventato per curare la condizione nota come “isteria”, i cui sintomi comprendevano un’ansia cronica, irritabilità e senso di pesantezza addominale. Le prime spiegazioni mediche tendevano a dare la colpa di questi disturbi all’utero, che in greco si chiama “Hustera”. Da qui il nome isteria. Solo nel Settecento si iniziò a ipotizzare una correlazione tra la mente e l’anima per spiegare i comuni e frequenti attacchi isterici. Fu il medico scozzese Robert Whytt a ricondurre manifestazioni isteriche come parossismi, tremore, panico e senso di soffocamento ad una forma di isteria. Le cure considerate idonee per questo problema erano: l’oppio e il matrimonio, ovvero una frequente attività sessuale.

Ai tempi non si concepiva tanto il sesso fuori dal matrimonio… mica come oggi 😉

La verità era ben diversa, in realtà queste donne erano affette da semplice frustrazione sessuale. Verso la metà del Diciannovesimo secolo, il problema raggiunge proporzioni enormi, tanto da interessare il 75% della popolazione femminile. Tuttavia, perché l’idea stessa di eccitazione sessuale femminile non esisteva nell’epoca vittoriana, non era proprio concepita l’idea del piacere per una donna, la condizione veniva classificata come non-sessuale. Ne seguiva che la sua cura sarebbe stata considerata medica e non sessuale.

L’unico rimedio efficace era considerato quello che i medici avevano praticato per secoli: il massaggio pelvico, eseguito manualmente, fino a quando la paziente avrebbe raggiunto un ‘parossismo isterico’ a seguito del quale, appariva miracolosamente restaurata. Il massaggio pelvico era un rimedio di prima necessità da svolgersi con costanza nell’arco di diverse sedute.

Mica scherzavano i dottori dell’Ottocento 😉

Fermi tutti, non c’è nulla da sghignazzare! Non esiste alcuna prova di medici che traessero una sorta di piacere da questo massaggio… intimo, al contrario, sulle riviste mediche del tempo, la maggior parte dei dottori si lamentava di quanto questa pratica fosse noiosa e anche faticosa. Nell’epoca delle invenzioni apparve chiaro che andava trovata una soluzione, un dispositivo, un qualsiasi cosa che avesse fatto loro risparmiare tempo e… manodopera.

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento in Inghilterra quando rispettabili medici vittoriani si sentono esausti di portare le pazienti di sesso femminile all’orgasmo, o meglio al ‘parossismo isterico’ (il che è molto diverso non dimentichiamolo), usando soltanto le dita e per questo motivo iniziano a immaginare un dispositivo per massaggiare la zona pelvica al posto loro.

Oggetti di forma fallica venivano usati nelle pratiche sessuali già dall’antica Grecia, ma il primo oggetto vibrante per la stimolazione clitoridea nacque in Francia nel 1734. Si chiamava “tremoussoir” e, con un meccanismo a molla, curava le donne affette da isteria. Nonostante questa invenzione, evidentemente poco pratica, i medici continuarono ad usare le mani con conseguenti dolori alle dita e ai polsi dovuti alla lunghezza del trattamento.

Fu soltanto dopo oltre un secolo che i medici trovarono un valido aiuto nel trattamento contro l’isteria. Nel 1869, George Taylor, un fisico statunitense, inventò il “manipulator”: un tavolo a cui era collegata una sfera che esercitava la stimolazione della clitoride e che veniva avviata da un macchinario a vapore. Il manipulator divenne uno strumento comune tra i medici insieme alla “doccia pelvica” ovvero un forte getto d’acqua indirizzato verso i genitali della paziente.

Con l’arrivo, nel 1899, del primo vibratore a batteria furono inventati e commercializzati circa un centinaio di diversi oggetti, i quali, in questo periodo, venivano acquistati soprattutto dai medici per la cura delle pazienti.

 

L’invenzione del vibratore è stata considerata fin dal principio come un normale strumento medico, non meno rispettabile di uno stetoscopio.

Ma torniamo ai primi esempi di vibratori. Prima di quelli con le batterie, i primi esemplari venivano alimentati da un generatore grande con un frigorifero e, ovviamente, era disponibile solo in ambulatori medici e poteva essere gestito solo da esperti.

Quando l’elettricità cominciò a diffondersi, nacquero versioni più piccole e portatili di vibratori, simili ad asciugacapelli. All’inizio del Novecento, oltre 50 varietà di vibratori erano disponibili sul mercato.

Soltanto nel 1902 la Hamilton Beach, azienda statunitense, è riuscita a far entrare il vibratore nelle case del grande pubblico. L’”elettrodomestico” veniva pubblicizzato come un massaggiatore utile a sciogliere la tensione dei muscoli, non solo per le donne ma anche per gli uomini. Diventò così un oggetto molto popolare tra le donne dell’epoca vittoriana ed edoardiana che, ben presto, cominciarono ad acquistare vibratori per loro stesse.

Per le prime clienti, il vibratore era un elettrodomestico normalissimo, non c’era assolutamente nulla di cui sentirsi imbarazzate a differenza di oggi.

Fino agli anni venti del Novecento, il vibratore, o ‘massaggiatore’ come era chiamato, ha goduto di una popolarità di tutto rispetto alimentata da una forte pubblicità nelle riviste per signore. Slogan li descrivevano come ‘deliziosi compagni’, qualcuno prometteva ‘tutto il piacere della gioventù vibrerà dentro di voi’. I vibratori venivano venduti al pari di altri innocui apparecchi elettrici domestici.

A quanto pare, all’inizio del secolo scorso le signore benestanti godevano di una certa libertà nell’usare strumenti di piacere a proprio… piacimento e vantaggio. Questa idea è rafforzata da un certo linguaggio di cui abbiamo tracce nelle riviste del tempo in cui si insinuano, senza pudore, consigli sui migliori ‘massaggiatori penetranti garantiti per creare un desiderio irresistibile in ogni donna’.

Con la diffusione massiccia dei vibratori, o meglio massaggiatori, nessuno più faceva riferimento al ‘parossismo isterico’. Forse perché si considerava, erroneamente, che in assenza di penetrazione nulla di sessuale poteva accadere. La sessualità era esclusivamente considerata ad appannaggio del rapporto coitocentrico.

Il discreto velo del decoro medico sopravvisse fino alla fine degli anni ’20 quando gli oggetti così tanto desiderati dalle donne iniziarono a comparire nei primi film pornografici. Fu così che il pubblico educato gridò allo scandalo e il vibratore entrò definitivamente tra gli oggetti tabù del Novecento.

Ma la storia del vibratore non finisce qui, dopo circa mezzo secolo, intorno agli anni ’60, l’oggetto del piacere ritorna come un giocattolo sessuale piuttosto audace. Secondo ‘il Rapporto Hite’, l’indagine della famosa femminista americana Shere Hite sul comportamento sessuale delle donne americane, negli anni ‘70 solo l’1% di donne ne aveva usato uno.

Questo è stato un dato importante, considerando che la maggior parte dei vibratori degli anni della cosiddetta ‘liberazione sessuale’ sono stati modellati su una nozione molto maschile di ciò che una donna vorrebbe, un fallo di grande taglia, replicante, in altre parole, dell’anatomia su cui c’era la “carenza”. A differenza di oggi in cui viene prestata finalmente la giusta attenzione alla sessualità e all’anatomia femminile.

Infine, colpo di scena: negli ultimi 15 anni il vibratore ha subito una sorta di rinascita. È ritornato con l’invenzione del ‘Coniglio Rampante’ a metà degli anni ‘90, reso popolare dalla sua apparizione in Sex and the city nel 1998, un modello particolare perchè dispone di uno stimolatore clitorideo.

L’avvento dello shopping online ha anche contribuito ad incrementare le vendite da quando il marchio Ann Summers è andato online nel 1999, il negozio ha venduto un milione di conigli in 12 mesi e il fatturato annuo nel Regno Unito continua a superare quello delle lavatrici e delle asciugatrici combinate. Ispirato dal suo successo, altri produttori hanno progettato modelli che prestano maggiore attenzione all’anatomia femminile piuttosto che per quella maschile.

Non è così sorprendente che un sondaggio del 2009 americano ha rilevato che oltre il 50% delle donne aveva usato un vibratore almeno una volta nella loro vita.

E voi? Avete qualche sex toys? Cosa ne pensate?